Nicola non pianse una lacrima. Nella sua vita passata a consumare la rabbia verso un Dio che si era preso gioco di lui, aveva ritenuto che la migliore vendetta verso gli altri fosse quella di non dimostrare la propria debolezza, neanche davanti alla morte. Ora stringeva tra le braccia quel corpo morto. Non c’era stato nulla fra loro ma Nicola aveva capito, in quei pochi istanti nei quali aveva tenuto stretta al petto quella donna, che c’era qualcosa di diverso dalla sua solitudine. A questa c’era abituato tanto che la viveva nella sua normalità ma proprio questi brevi momenti passati con Donna Felicetta lo avevano portato alla consapevolezza che era invecchiato da solo. All’improvviso qualcosa riemerse dal profondo della sua memoria come se, questo sconosciuto dolore che ora provava per quella donna, avesse riportato a galla un periodo della sua vita seppellito nel dolore: Ferruccio. Fu sufficiente quel nome a fargli comprendere quei trent’anni passati nel bosco a nascondersi da un nemico invisibile: la rabbia per la sorte avversa, quella che aveva costretto i due amici a prendere strade così lontane. Che cosa stava facendo ora Ferruccio, era morto in guerra o era lontano? Un altro sentimento stava prendendo piede nel suo animo e Nicola se ne accorse, tanto che scacciò subito dalla sua mente l’immagine dell’amico: la nostalgia. Ora sentiva il peso dei suoi anni e di quello che gli sarebbe mancato di lì in poi. Seppellì la donna vicino la sua abitazione, ai margini della faggeta. Recitò quelle preghiere che ancora ricordava. Guardò ancora la sepoltura poi si voltò e sparì nuovamente nel bosco.
…Nei mesi a seguire i superstiti dell’eccidio di Cutruni, evitarono di frequentare la faggeta dove U’Bbestiu si era rifugiato. Le leggende sul suo conto si alimentavano. Altri soldati tedeschi erano scomparsi misteriosamente ma questa volta le SS ritenevano che non valesse la pena fare rappresaglie in un paese già oggetto di una strage, tanto che era costantemente visitato da squadre di partigiani pronte a vendicare la carneficina. I paesani più coraggiosi che andavano a far legna nella faggeta narravano di come la sepoltura di Donna Felicetta fosse sempre ordinata e pulita, e di come una mano invisibile ponesse sempre dei fiori alla base della croce. Quando il fronte passò, Cutruni divenne la base operativa del comando alleato. I pochi superstiti, travolti da l’euforia della liberazione, dopo tanti episodi tragici, si dimenticarono pure de U’ubestiu. Il comandante delle truppe, insieme con una troupe di giornalisti e reporter di guerra trovò ottima sistemazione nella masseria una volta abitata da Donna Felicetta. Fu una sera particolarmente calda di primavera quando Paddy, giovane giornalista di origini irlandesi, proveniente da una famiglia impiantata a Boston, era intento a fumare una sigaretta non lontano da l’abitazione, che U’ubestiu fece sentire la sua presenza. La luna riusciva sufficientemente a illuminare la radura alle pendici della faggeta. In quella zona, la piccola sepoltura di Donna Felicetta era passata quasi inosservata agli occupanti dell’abitazione. A un tratto, un’ombra sgusciò fuori dagli alberi e si diresse verso la radura. Paddy gettò in terra la sigaretta e imbracciò il fucile. L’individuo misterioso non sembrò essersi accorto della presenza di un militare a l’esterno. Fu grande la sorpresa di Nicola quando, intento a sistemare i fiori sulla tomba di Donna Felicetta, sentì sul collo la canna fredda del fucile. “Ehi you!”. Nicola alzò le mani e si girò. L’aspetto selvaggio dell’uomo colse di sorpresa il giovane irlandese, tanto bastò a Nicola per strappargli il fucile dalle mani e correre a nascondersi nel bosco.

L’avvenimento suscitò molta curiosità nella truppa e fu occasione di scherno da parte dei commilitoni verso Paddy. Il ragazzo non si levava dalla mente quell’incontro e iniziò a chiedersi come mai, quella sepoltura, pareva essere mantenuta in perfetto ordine, come se qualcuno se ne prendesse quotidianamente cura. Paddy provò anche a tenere qualche posta sperando di cogliere di nuovo sul fatto U’ubestiu ma, per quanta attenzione ponesse, Nicola era diventato più astuto di lui. Fu così che Paddy, da giornalista quale lui era, iniziò a fare domanda in paese. All’inizio, molti cutrunesi erano restii a parlare de U’ubestiu ma poi il vecchio Saro, uno dei pochi superstiti della strage compiuta dai tedeschi narrò la vicenda di Nicola e di Donna Felicetta. Nelle sue cronache di guerra Paddy, oltre agli articoli ufficiali, riportò anche numerose storie che si erano intrecciate con i combattenti e gli uomini dei paesi liberati. La storia di U’ubestiu gli rimase più di tutte nel cuore anche quando, una volta a Boston, tornò a lavorare per il quotidiano della sua città.
Fine quarta parte