L’odio dopo la paura. L’unico motivo per il quale si rimarrà vivi quando la compassione sarà merce scaduta, perché ognuno di noi ha avuto brama di essere compreso, ogni volta che ha aperto la finestra e ha capito dove la vita avrebbe girato la curva del mutamento definitivo. Alla voce squillante del Dantes di fresco recluso, sì è sostituito un muto lamento, flebile come una camera d’aria bucata che rilasci lentamente il suo contenuto. Le schermate nelle quali, a notte, si cerca tra le righe la normalità perduta, l’illusione che sia stata solo una “interruzione di coscienza”, diventano il luogo nel quale il risarcimento per una colpa non commessa, trovi il giusto ristoro. Dagli altri si pretende comprensione mentre gli altri sono alla disperata ricerca dei ricordi non ricordati, della vita non vissuta, dei lavori non lavorati, della morte, questa sì che non si è potuta piangere. Una linea alla quale mancherà un tratto, due semirette distanziate da uno spazio vuoto nel quale avremo creduto di poter vivere un tempo buono per noi.

Quando si tornerà a respirare piano, il colpevole apparirà e avrà le forme che più desideriamo: potrebbe essere un uomo di potere o un conoscente, una legge indecifrabile, una transenna che non ci farà bagnare i piedi nel mare d’estate, una scia, un extraterrestre, un vicino con la tosse, un dio beffardo che ha disconosciuto le sue creature. Riusciremo a scordare la libertà che non abbiamo mai avuto, provando la colpa quando alzeremo un bicchiere per vedere il colore del vino alla luce del sole, quando l’aria di montagna non riuscirà ad entrare nei nostri polmoni, stretti per non rubare il fiato a chi soffre. Nessuno racconterà di un tempo fermo perché non sarà la storia a cambiare noi ma l’inanità del combattere contro un avversario il quale non riflette la sua immagine nello specchio. Le formiche vinceranno sul nostro ex-essere cicale, quando il superfluo sarà un crimine e i fiori saranno solo fiori. Dietro le maschere troveremo conforto nello sforzo di celare le smorfie che hanno mutato il nostro viso.
Si potrà vivere qualsiasi emozione senza la paura che qualcuno scorga nei nostri sguardi il mio accenno di debolezza. Gli occhi diverranno l’unico legame tra noi e gli altri, occhi nei quali un giorno non ci fu dato il coraggio di guardare e dentro la loro vetrata umida ora saremo costretti a leggere quello che la parola non può rivelare. Saremo profondi e stupidi, meno diversi di prima più simili a quello che non avremmo voluto essere, cattivi dietro la maschera quella che abbiamo indossato ogni giorno della nostra vita mai vista, proprio la stessa che ci copre il viso liberandoci dal peso di portarla.
L’uomo è, per fortuna o purtroppo, solo un uomo
"Mi piace""Mi piace"