9 anni

Ho passato nove anni scrivendo per un giornale. Non erano articoli di cronaca, ma editoriali nei quali auspicavo, a modo mio, una maniera di vedere la mia città e quello che mi circondava. Sono invecchiato con questi editoriali, sempre sperando la stessa cosa, perché “questa cosa” non stava accadendo. Nonostante la facilità del mio scrivere, ogni riga, mi costava un salto nel vuoto delle incomprensioni, delle antipatie. Ho smesso perché non avevo più nulla da dire e perché la mia parola sembrava dileguarsi in una valle senza eco. Le simpatie e le empatie per ciò che scrivevo sono cadute nell’oblìo, le antipatie sono rimaste, perché “l’odio alimenta la vita e fa l’uomo forte”. Rimangono scampoli di malocchiate. Questo non mi tocca. Mi tocca nel profondo, perché è l’esperimento che faccio da una vita, la rapida deperibilità del consenso a favore di un nebuloso ricordo di gesta eroiche. Una volta, per difficoltà economiche note a molti, riguardanti la mia famiglia, fui costretto ad eliminare dalla mia abitazione degli “oggetti di valore”. Per me gli oggetti valore sono “ i libri”. Mettendoli nello scatolone, piangevo, pensavo alla gravità di quella perdita , anche se momentanea, al fatto che i miei scaffali sarebbero rimasti vuoti per un determinato periodo. La credevo una luttuosa circostanza, mi sentivo nudo, percepivo un senso di vuoto, simile alla vertigine che porta nausea. Questo fu nel ‘97. Qualche giorno fa andai nella cantina dove allora avevo celato le miei gioie. Sono ancora lì da allora. Le avevo scordate. Stavo vivendo la vita. Il tempo ripara tutti i dolori, cancella l’inseparabilità dagli oggetti. Possiamo vedere con una luce nuova le cose e le persone che un tempo furono la nostra aria. Nulla è vitale, soprattutto gli oggetti. Il sapere di sé, la sua perdita, questo è irreparabile. Questa sensibilità, in questo contesto del nulla, è una malattia pericolosa per sé e per gli altri. Tentai la strada della missione, della conversione, con i mie articoli. Pensavo ad un luogo migliore nel quale tutti avrebbero potuto vivere grazie all’arte ed alla cultura. Fu un pensiero fuorviante e pernicioso. Non è rimasto nulla, in effetti. Forse scrivevo per convincere me stesso. Non ci sono riuscito.

“ Se studiamo i volti dei grandi persecutori della nostra epoca, ci colpisce un’aria disgustata, comune a tutti loro. Questo atteggiamento di schifo verso gli altri rende impressionante, per esempio, la somiglianza tra Himmler e Berija. L’impotente che spia gli atti sessuali degli altri, diventerà potente nell’uccidere; è una norma, dire quasi una legge. Analogo l’atteggiamento di Marat e Robespierre.; tutti i virtuosi accusatori dalle mani pulite appartengono a questa risma. I tipi umani delicati e sensibili sono i più pericolosi. Perciò, nella maggioranza dei casi la situazione è più preoccupante quando letterati e professori s’impadroniscono del potere, che non quando sono i soldati a esercitarlo.”

ERNST JUNGER

Scendere al mare con la bici

Scendere al mare dal paese, con la bici, a piedi, con i pattini. Nella calura estiva si apre, dall’Orientale, lentamente, la visione della costa. Sotto il giardino di aranci, oleandri e noci malati, le curve ci portano fino alla Ritorna. Dietro il faro antico, resti della città romana. Da qui, lungo il rettilineo di miraggi al sole, arriviamo alla spiaggia, attracco di invasori arabi. Il mare.

Andai 1993

Ero preparato, perché l’età lo imponeva. I miei compagni erano tutti più anziani. Avevano sudato tutto l’inverno per avere una forma fisica soddisfacente. Io no, ero nucleare. Studiai lo zaino con attenzione. I grammi, il necessario per la sopravvivenza, per la sussistenza, per la mia esistenza. Passai la notte a scoreggiare nel furgone, tendendo agguati ai miei compagni addormentati. Solo un imbuto. Il traforo del Monte Bianco infinito, con il rumore del motore a rimbombare sulle pareti curve. Salimmo carichi, dopo un pessimo caffè francese. Nei riflessi opachi della roccia rossastra, i suoni dei nostri moschettoni, il fruscio degli abiti, il frantumare degli scarponi sulle pietre. Un rifugio. Dormii tra le voci straniere di cento alpinisti del mondo. Sotto un vento sferzante, cadevano dal colatoio gli enormi massi a minacciare gli alpinisti. La tempesta si avvicinava. Ci chiudemmo nel bungalow d’alta quota, sull’ultimo lembo di roccia. Alle spalle, la lingua di ghiaccio incombeva. Di notte un fulmine colpii il tetto, piegando l’antenna. Nella sosta forzata, si udii il rantolo di sventurati alpinisti in preda all’edema. Il giorno di attesa tra i mugugni dei compagni.Poi un tramonto lungo sulla Francia. Le nuvole come lenzuola, strofinavano i fianchi delle montagne. Rumori, suoni, voci, sibili. Fu a mattina che salii sulla vedetta di ghiaccio, nel vento teso che trasformava il respiro in brina. Nel bianco assoluto della distesa, le montagne riempivano gli occhi. Un deserto candido con le macchie rossastre dei picchi e delle vette. Fu allora che estrassi il pacchetto che avevo celato gelosamente alle intemperie. Dentro c’era un walkman. Misi la cuffia nel bagliore accecante dei riflessi. Lì, basito dall’ambiente, partirono le note dell’unica canzone presente sul nastro: “Sugar mama” di John Lee Hooker. L’indomani sarei salito sulla vetta del Monte Bianco. Dopo aver ascoltato quella canzone in quel posto, avrei potuto benissimo accontentarmi

Il porto delle nebbie

Se ne vanno le due navi da crociera, piene di poliziotti e funzionari del G8. Sono state 10 giorni all’àncora. Li vedevamo questi stranieri, questi italiani nuovi, aggirarsi per le nostre strade. Pensavo a quando, negli anni ’70, riempivano le nostre spiagge, anche senza bisogno di un G8. C’erano i campeggi e gli alberghi pieni di tedeschi, francesi, americani. Ho visto questa gente, cercare disperatamente un senso dell’accoglienza in questa città malata. Nulla. Un popolo querulo e lamentoso, si è chiuso a riccio, saltando a piè pari occasioni e opportunità commerciali, tenendo opportunamente chiusi, negozi, tavole calde, paninoteche. Gente avvelenata dalle mollezze dell’inerzia, ha evitato l’idea di organizzare reti di servizi e beni per “sfruttare” moneta che non fosse quella del paese stesso. Altrove, avrei visto anche i giornalai organizzare banchetti per gli hot dog. In questa città smunta, qualcuno ha dovuto pranzare nelle pasticcerie, perchè i cosiddetti commercianti hanno preferito andare al mare. Sento tanti ortonesi che si lagnano perchè l’economia locale langue.


E’ la loro testa che langue. Se il G8 non ha smosso questo paesucolo, dubito che una frana completa della collina su cui è posto, non impedirà a questo popolo ovino di continuare a passeggiare indisturbato, masticando amaro sulle glorie degli altri.

Uno shampuuuu alla Gaber

Ogni tanto arriva Stefano V. a prendermi per una passeggiata. Stefano e` un rollatore di eccezione, procuratore di ottimi fumi di ogni specie e qualità. Stavolta ha portato due pezzoni di nero, di quello pesante. Ci sarebbe da farsi le canne per otto affamati, ma siamo egoisti e ce lo rolliamo in due carciofoni da respirazione artificiale. Stefano ama molto i Marillion e l`occasione e ` buona per mettere su una cassetta con “Fugazi”. Adesso gira un pezzo “Jigsaw”, mentre i carciofi prendono una inesorabile via al nostro cervello. L`aria si fa densa, di colpo e` notte, iniziamo a perdere cognizione e sensibilità sulle nostre gravità. Ci troviamo nello stanzone a due metri dalla governante che non si accorge di un cazzo. Dalla finestra si affaccia il testone molle della centenaria tartaruga del giardino. Sembra partecipare allo sconvolgimento, ha delle movenze da strafattona. Decidiamo di uscire in quelle condizioni. La governante ci blocca. La vecchietta arzilla, per qualche bicchiere pomeridiano, vuole intrattenerci sui problemi della spesa quotidiana al mercato. Vedo Stefano visibilmente barcollante appoggiarsi al tavolo di marmo della cucina. Mi rendo conto di avere lo sguardo di un bue sul bancone del macellaio, ma la vecchia non se ne accorge. La vecchia parla ,parla, ci straccia i coglioni, ormai il fumo ci e` arrivato su per il culo. E` una martellata inesorabile sulle tempie. Tra poco, se la vecchia non smette, gli vomito la pasta e fagioli della mensa, in formato predigerito, addosso. La vecchia ci saluta prendendo la via delle scale ed e` in quel moneto che Stefano crolla a terra come un vecchio sacco di patate. Rido, rido da schiattare. Prendo un secchio di acqua e lo rovescio in faccia Stefano. Si riprende, anche se non sembra accorgersi di essere bagnato dal collo in su. In preda alla fame chimica, ci scrocchiamo l’intera torta con le mele, che la mamma mi ha fatto riportare da Ortona. Subito dopo, Stefano decide di farsi un shampoo. Mi esorta ad andarlo a comprare insieme. Andiamo all`Upim. Camminiamo affiancati con un passo di quelli che vediamo fare ai tossici più strafatti, quando li incrociamo con disprezzo, adesso gli strafattoni siamo noi. Entriamo nel supermercato. Sembriamo Reeves e Hurt, quando devono ammazzare Joe La Pizza in “Ti amerò fino ad ammazzarti”.Ci vogliono due ore per individuare uno scaffale con qualcosa sopra che assomigli a bottigliette di shampoo. Stefano ne prende una. La guarda, mi guarda, lo riguardo, lui riguarda la bottiglia. Andiamo avanti con questa sequenza per decine di minuti ,fermi, immobili, lui con la bottiglietta in mano e noi due giù a guardarci, fino a quando applichiamo una variante, guardandoci indietro. Scopriamo che l`intero reparto, commesse e clienti, sono dietro di noi che ci guardano mentre ci guardiamo, quasi fossero ad una partita di tennis. Saranno quasi venti persone. Senza il minimo imbarazzo Stefano si mette in tasca lo shampoo e usciamo tra il silenzio ebete degli astanti, ovviamente senza pagare. E` necessario un flacone di collirio, per andare a mangiare dai nonni senza farmi accorgere di nulla.

Per Franco Zaio

Sto invecchiando insieme a mia moglie. Non è quella vecchiaia che vediamo così lontana , dove canuti individui piegati sulle loro schiene, stanno seduti al sole delle panchine nei parchi. La osservo ogni giorno cambiare. Nel volto, nei fianchi, nelle pieghe delle pelle. Poi osservo me stesso e noto anche i miei cambiamenti. Alla fine penso che il nostro tempo sia unico. Il suo invecchiamento è il mio. Non potrei mai sopportare una persona senza la mia storia sul suo corpo. Così penso ai brani che le potrei dedicare . Non riesco a fissarne alcuno. Ci siamo incontrati mentre suonavo, la mia musica è la sua (non sempre). Se dovessi perderla, non riuscirei più a sentire nessuna canzone.

I trogloditi del nuovo millennio


Spett.le popolo del web,

ho voluto aggiungere al mio elenco dei blog che seguo, le principali testate giornalistiche europee e mondiali, perchè ho capito che pochi di noi si rendono conto della considerazione di cui godiamo all’estero. Noi non siamo il centro del mondo e abbiamo l’errata convinzione che il globo ragioni con i nostri pattern culturali. Se leggessimo più stampa estera, riusciremmo a capire i nostri problemi. Vi prego ogni tanto di dare uno sguardo. Mai la scienza e la tecnologia furono al servizio di una cosa pericolosa e nociva massa di ignoranti. Questo è un cocktail micidiale.

Un onore aver suonato con Maurizio Di Tollo

Questo è il concorso vinto da un ortonese, musicista di talento, trapiantato a Genova. Maurizio ha dovuto andare via da Ortona, per veder riconosciute le sue capacità. La città dei mediocri non ammette le eccellenze. Maurizio ha vinto grazie ad un suo componimento : ” Notturno delle parole scomposte”.( ha scritto moltissime canzoni).
Vi chiedo di visitare il suo Myspace. Grazie.

gennaio 13, 2009 – martedì

CONCORSO: UN NOTTURNO PER FABER


21 Giugno 2009
“CI VORREBBE UN POETA”


PREMIAZIONE CONCORSO
“NOTTURNO PER FABER”

L’evento di premiazione al Concorso “Notturno per Faber” si terrà in data 21 giugno, in collaborazione con la Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale, la Fondazione De Andrè, il 15° Festival Internazionale della Poesia e Myspace Italia.

La premiazione del Concorso avverrà intorno alle 21, all’interno di una grande festa in musica nell’ultimo giorno di apertura della mostra, con gli interpreti della canzone d’autore genovese, amici e musicisti, tra nuove sonorità e tradizione.



PROGRAMMA SERATA “CI VORREBBE UN POETA”

ore 19-20.30 Squadra di trallallero dirette da Laura Parodi dialogo con Bobby Soul
20.30 Antonella Serà + Armando Corsi
20.45 Roberta Alloisio + Esmeralda Sciascia
21.00 Mannerini (stacco poetico)
Presentazione del libro di Mannerini con Dori Ghezzi
Myspace presenta Concorso “Notturno per Faber”
Dori Ghezzi e Barbarani premiazione concorso video
Esibizione Band Musicali
Premiazione Concorso fotografico
21.30 Mario Brai Marenostrum
22.10 Viittorio de Scalzi (genovese + sue + de andré) + Edmondo Romano + Marco Fadda + Pino PareIlo
22.50 Flavia Ferretti + Claudia Pastorino
23.10 Max Manfredi
23.40 Gian Piero Alloisio

a cura di
Guido Festinese
Giovanna Rosi
Antonio Vivaldi
Claudio Pozzani

Parteciperanno alla Premiazione Dori Ghezzi, Guido Harari e Mario Luzzatto Fegiz.

PREMIATI CONCORSO “NOTTURNO PER FABER”

SEZIONE MUSICA

1° Posto Ex aequo:

Busciuba “Enosim”
http://www.myspace.com/busciuba

Fouve (010 in trio) “Notturno delle parole scomposte”
http://www.myspace.com/fouve010intrio

2° Posto:

Aralco “Sul diafano inganno di un vetro”
http://www.myspace.com/aralcomusica

3° Posto:

Mu “Notturno A”
http://www.myspace.com/3ramu

PREMIATI CONCORSO “NOTTURNO PER FABER”

SEZIONE FOTO


Alice –
www.myspace.com/nellospecchio
Guarda la foto di ALICE

Agave – http://www.myspace.com/a_agave
Guarda la foto di AGAVE

Jo – www.myspace.com/kanjitheragdoll
Guarda la foto di JO

Molotov – www.myspace.com/molotov13
Guarda la foto di MOLOTOV


A breve sarà resa nota la graduatoria dei partecipanti nella Sezione Foto.

Composizione Giuria sezione Musica

-MARIO LUZZATTO FEGIZ (giornalista musicale)
-EUGENIO FINARDI (cantante e autore)
-ROBERTO GALANTI (discografico)
-MARK HARRIS (musicista)
-MICHELE TORPEDINE (impresario)

Composizione Giuria sezione Foto

-GUIDO HARARI
-LUCA GREGUOLI VENINI
-REINHOLD KOHL

Di seguito il link al blog con l’elenco dei partecipanti al “Concorso Notturno per Faber”: work in progress! Vi inseriremo tutti a breve!

Elenco partecipanti “Notturno per Faber” Sez. MUSICA (dall A alla L)


Elenco partecipanti “Notturno per Faber” Sez. MUSICA (dalla M alla Z)

Elenco partecipanti “Notturno per Faber” Sez. FOTO

Musica e fotografia per “I Notturni” di Faber.
Partecipa anche tu al nuovo concorso del Comune di Genova e Fondazione De André su MySpace Italia.

LE NORME PER PARTECIPARE:

PER PARTECIPARE AL CONCORSO NON OCCORRE VENIRE FISICAMENTE A GENOVA!
LEGGETE CON ATTENZIONE CIO’ CHE SEGUE:

Dal 12 gennaio, si apre un nuovo concorso per gli utenti di MySpace organizzato dal Comune di Genova in collaborazione con la Fondazione De Andrè con il supporto di MySpace Italia in occasione della mostra che la città ospita a Palazzo Ducale.

L’iniziativa è rivolta a tutti gli appassionati di musica e fotografia e si chiuderà il 20 aprile.
Vi chiediamo di rappresentare con la musica o con la fotografia i due brevi testi inediti del compianto Fabrizio De Andrè, denominati “I Notturni”.
E che proponiamo di seguito riproducendo gli originali.

Notturno A

Notturno A
“Raganelle di luglio, cicale notturne del prato, trafitte all’alba da un intero raggio di sole sul diafano inganno di un vetro E il Maestrale si avventò rabbioso sull’intera brigata di sughere pettinate all’Umberta.”

Notturno B

Notturno B
“Notturno delle raganelle
Notturno del vento
Un intero raggio di sole
(la raganella disidratata sul vetro inaridì / evaporò / bevve / il sangue verde
Il falco gira e gli attribuiscono infamie
E arriva l’acqua come sempre in ritardo”


COME SI PARTECIPA AL CONCORSO?

Se non sei già membro di MySpace, dovrai aprire un profilo su www. myspace. com per poter partecipare e diventare “amico” dell’HUB di Genova.
Per proporre il tuo lavoro, lascia un commento sul profilo di Genova nel modo seguente (a seconda tu sia band o appassionato di fotografia):

1) BAND = > Lasciare un commento con scritto “Un notturno per Faber – Musica” indicandoci di seguito il titolo di una o più canzoni che proponi (così come appare nel player MySpace) ed invitandoci così a visitare il tuo profilo ed essere inserito nell’elenco dei partecipanti. La canzone dovrà restare nel player di MySpace almeno fino al 30 aprile.
2) FOTOGRAFI => Lasciare un commento con scritto “Un notturno per Faber – Foto” indicandoci una foto o un album fotografico. Nel commento lascia anche il link alla foto o all’album che proponi.Le foto dovranno rimanenre sul tuo profilo MySpace almeno fino al 30 aprile.

PUOI GIA’ DA ORA ISCRIVERTI COMUNICANDO COSI’ LA TUA ADESIONE (NON SOLO QUI MA SULL’HUB GENOVA SU MYSPACE) IN ATTESA DI PROPORRE ENTRO I TERMINI FISSATI I TUOI LAVORI!

Realizza e proponi una o più fotografie, una musica o una canzone… ed inserisci tutto nel tuo profilo MySpace.
Naturalmente dovrai essere tu l’autore di questi materiali!
Inserisci, infine, il profilo di Genova tra i tuoi Top-Friends.

La giuria comunicherà, a suo insindacabile giudizio, le proprie selezioni il 4 maggio.

I due autori vincitori e le loro opere saranno promossi per un mese sulle pagine della piattaforma dedicate a Musica, www. myspace. com/music, e Fotografia, www. myspace. com/myspacefoto, e attraverso gli altri spazi editoriali disponibili.

Il 3 giugno avverrà la cerimonia di premiazione in cui i due vincitori per le diverse categorie riceveranno due targhe ufficiali.

In bocca al lupo !

Contiamo su di voi pe far sì che questo evento divenga il modo con cui la creatività ricorda Faber e la sua opera.

Per saperne di più guarda il video di presentazione del concorso.

Un uomo

Un uomo si aggrappa alle chiappe di piccole puttanelle, con la speranza di trattenere la vita che lo abbandona. Vede i suoi capelli diradarsi, arretrare sulla fronte. Allora, li colora, li incolla, li friziona. Un uomo si cura, grazie al suo denaro, si tomografizza, si doplerizza, si risuona magneticamente, estrae flaconi dei suoi fluidi, li fa analizzare, li scansiona. Egli è sicuro di trovare nelle cifre, nei range di tolleranza, la formula segreta del rimanere vivo, di contare respiri infiniti, di cagare il più possibile, di mangiare e scopare. Sulle pieghe della sua pelle cadente si accaniscono i chirurghi, le tirano, le tagliano, rinzaffano, rinforzano.; botulini, siliconi, glicogeni, colture epiteliali. Un uomo sopporta i tagli trasversali ai suoi fianchi, dai quali, vengono estratti cumuli di sego, di cellulite, di grassi saturi, insaturi, i quali suppurano nelle sacche, si depositano di siero e sangue, si agglutinano. Un uomo si fa smontare i denti, li ripianti, li devitalizza, li revitalizza, li ceramizza affinchè un sorriso come il territorial pissing, delimiti le zone di competenza per gli altri. Accorrono al suo capezzale, i look maker. Ma dietro le orecchie si notano le linee di tensione, come una maschera che nasconde il volto di un anziano. Allora un uomo, ormai vecchio, si concede di dragare gli umori vitali di morbide pulzelle, tentando erezioni , facendosi manipolare succhiare, leccare, da chi potrebbe essergli nipote, come a sfregiare quello che lui non può più avere: l’essere giovane. Vorrebbe nascondersi a chi lo cerca da tempo, vorrebbe non pensare a chi non può essere comprato dai suoi soldi. Come un novello Sisifo, combatte la sua visione, tentando l’inganno. Così facendo, rende l’incontro ancora più terribile. La maschera della paura, deformerà il suo viso attaccato dai fili del chirurgo, bloccherà le sue viscere, renderà meno fluido il suo sangue. Vedo un uomo, composto sul letto della morte, trovare nel momento il baratro di quello che è stato e che non sarà più, per sempre. Sarà più buia, allora, la sua notte eterna.
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