Di nuovo cambio casa
Traslochi
Dopo dodici anni, ho deciso di riunire i miei blog (quattro sono troppi ) sotto un unico profilo, utilizzando la piattaforma wordpress. Spero possiate continuare a seguirmi. Grazie
Traslochi
Dopo dodici anni, ho deciso di riunire i miei blog (quattro sono troppi ) sotto un unico profilo, utilizzando la piattaforma wordpress. Spero possiate continuare a seguirmi. Grazie

Con il passare degli anni compresi come i cesti non sempre rappresentassero qualcosa di positivo ma divenissero, con il tempo, una specie di anestetico per una scalata sociale che non sarebbe mai avvenuta. Nonostante tutto l’albero aveva una zona “vuota” nella quale, durante la notte della vigilia, Babbo Natale avrebbe posizionato i suoi doni per me. Uno dei primi che ricordo era un robot in latta che si caricava a molla ed aveva un bulbo in plastica verde che emetteva una lucina intermittente, grazie ad un sistema simile a quello dell’accendino, azionato dalla carica. Tra i regali memorabili della mia infanzia, un proiettore in plastica e la pista Polystil con due macchine che potevano essere condotte a folle velocità, dopo aver montato il tracciato. L’apice della felicità fu raggiunto durante la notte dell’Epifania quando i miei genitori, organizzarono per me, una sorta di caccia la tesoro, tramite bigliettini nei quali vi erano degli indovinelli che mi avrebbero permesso di scoprire la collocazione dei doni. Da quella divertentissima esperienza ho il ricordo del primo gioco da tavolo della mia vita: “Colpo grosso a Topolinia”, con le pedine a forma di Basettoni, Topolino e Macchia nera. Mi chiedevo con chi avrei giocato visto che ero figlio unico ed il mio miglior amico era tornato in Puglia per le vacanze. Fu lì che iniziai a coltivare la creatività nella solitudine. La solitudine è una condizione che implica soprattutto il concetto di perdita. L’assenza, la mancanza sono stati che possono essere declinati non solo a presente ma indifferentemente al futuro. La mia intima essenza di materialista mi porta a considerare la perdita fisica di persone o oggetti come qualcosa di irreparabile. Non ho speranze di poter relazionarmi con chi ho perso, in una dimensione diversa da quella che sto vivendo. Ciò produce una sorta di dolore continuo e costante che aumenta con il sommarsi delle perdite. La stratificazione delle assenze diventa così, un rumore di sottofondo che condiziona le giornate fino a diventare un sibilo insopportabile. Troverei molto più semplice e rassicurante pensare ad una seconda possibilità per le cose e le persone. Sono riuscito a superare anche il rimpianto e la nostalgia e questo ha moltiplicato il dolore perché lo ha reso ingiustificato, immutabile.Chiunque possieda una fede o un credo, può cercare la serenità ne l’immateriale che genera speranze. Io credo nella profonda “essenza del tangibile” che mi consente di vivere le cose e le persone ora e definitivamente. Alla mia età si iniziano a fare i conti con quello che è stato e quello che rimane, ci si sente come il viaggiatore di Caproni davanti al cartellone degli orari dei treni. Molti rimpiangono i “Natali di una volta” quasi che quella condizione che molti ricordano come “idilliaca” potesse essere replicata infinitamente e generasse lo stesso tipo di sensazione. Giudico questa nostalgia come qualcosa che si avvicini molto alla paranoia. Siamo stati una sola volta, per ogni istante della nostra vita e non c’è possibilità di replica. Immaginiamo per un attimo che la nostra mente “finita e temporale” replicasse la stessa identica situazione per un numero imprecisato di volte: quella che un tempo avrebbe potuto essere una condizione di gioia e felicità, diventerebbe ben presto un incubo ed un’agonia. I Natali sono fatti per passare, per essere diversi gli uni dagli altri. Per questo motivo, non ci saranno più piste giocattolo sotto il mio albero o panettoni immangiabili, regalati da megadirettori generali.
Niun pelo di barba giammai lo strema, egli è teso, raso, dalla giacca facile, dal braccialetto insulso, dall’arbre magique alla vaniglia nell’auto portata a lavare ogni mezz’ora. E’avvezzo a rovinare gli spizzelli ai compagni di calcetto il giovedì sera, non ammette la sconfitta la resa, è l’imberbe che priva tutti della palla per taglieggiare un calcio di rigore inesistente. In questa paranoia dell’invecchiare rimanendo nessuno, lo coglie il senso di sconforto di una vita destinata alla mediocrità del nulla. Ma arriva di nuovo il giorno quando la fortuna bussa alla sua porta, come se avesse trovato in lui un figliuolo meritevole. Un avido avvocato, nel pien della tenzone politica, ha notato il donzelletto accompagnarsi con molti villici suoi pari. Sotto i baffi già fa due conti su quanto il fanciullo conti tra il contado… (continua).